Elea 9003

Elea 9003

Elea 9003 è uno dei modelli di calcolatori mainframe ad altissime prestazioni sviluppati dall’Olivetti facenti parte della famiglia Olivetti Elea. Si tratta del primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia e uno dei primi completamente transistorizzati del mondo. Fu concepito, progettato e sviluppato tra il 1957 e il 1959 da un piccolo gruppo di giovani ricercatori guidati da Mario Tchou.

Fig. 1

Elea (in greco antico: Ἐλέα) è un’antica polis della Magna Grecia. L’area archeologica è localizzata in contrada Piana di Velia, nel comune di Ascea, in provincia di Salerno, all’interno del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni.

In fig. 1 Zenone, filosofo greco antico presocratico della Magna Grecia, mostra le porte della verità e della falsità (Veritas et Falsitas, affresco nella Real Biblioteca del Monastero dell’Escorial, Madrid).

All’affresco Veritas et Falsitas sono state sovrapposte delle immagini che appartengono al patrimonio iconografico della Olivetti.

Fig. 2
Fig. 3
Fig. 4

In fig. 2 i libri riportano un logotipo della Olivetti disegnato da Marcello Nizoli e l’astrazione grafica di un dettaglio della memoria a nuclei, considerata il fulcro del calcolatore elettronico, disegnato da Sottsass per il Laboratorio di Ricerche Elettroniche Olivetti.

La sub-routine per calcolare la divisione aritmetica, scritta per il calcolatore Elea è riportata in fig. 3 a la console di comando del calcolatore in fig. 4.

Zenone si avvale degli 1 e degli 0 presenti nel calcolatore per dimostrare la verità. In informatica il sistema binario è utilizzato per la rappresentazione interna dell’informazione dalla quasi totalità degli elaboratori elettronici, in quanto le caratteristiche fisiche dei circuiti digitali rendono molto conveniente la gestione di due soli valori, rappresentati fisicamente da due diversi livelli di tensione elettrica. Tali valori assumono convenzionalmente il significato numerico di 0 e 1 o quelli di vero e falso (della logica booleana).

Elea 9003. Foto Archivio Andries Van Onck.

Fonti:

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